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< IndietroLunedì, 24 giugno 2019
L'ASSOCIAZIONE DEGLI OSTEOPATI ESCLUSIVI (ADOE)

Comunicato del Presidente in occasione della nascita dell’ASSOCIAZIONE DEGLI OSTEOPATI ESCLUSIVI (ADOE) nel 145° anniversario internazionale dell’Osteopatia.

QUALE RICONOSCIMENTO PER L’ OSTEOPATIA ITALIANA
La nuova Associazione Degli Osteopati Esclusivi, formatisi in corsi legalmente autorizzati in Italia e all’estero, si propone a sostegno della definitiva e migliore istituzione della professione. A partire dagli insegnamenti e dalle virtù originali a cui si deve il successo della disciplina negli ultimi due secoli, per giungere alle linee guida del suo esercizio e della sua pedagogia. Perché non conta solo quando ma, soprattutto, come sarà definita la funzione sanitaria degli osteopati.
Il 22 giugno 2019 la Medicina osteopatica ha compiuto 145 anni. Correva infatti l'anno 1874 quando un gruppo di medici americani condotti dal dott. Andrew T. Still definirono la disciplina. Caratterizzata fin dai primordi come un percorso di ricerca e studio continui, le successive verifiche di efficacia aggiornarono costantemente la Terapia Manuale Osteopatica (OMth), ampliandone i campi applicativi interdisciplinari. L’Osteopatia è così giunta fino ai nostri giorni, essendosi evoluta a partire da un metodo fondato sulla conoscenza anatomo-fisiologica per diventare disciplina professionale con riconosciute potenzialità in specifici ambiti di cura e prevenzione. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ne ha confermato il ruolo autonomo tra le professioni della salute e una norma di standardizzazione condivisa ne ha riferito le attività e le competenze per l’Europa.
Tuttavia, nell'epoca della comunicazione di massa in cui l'offerta di cure appare illimitata per quanto non sempre regolamentata, si assiste al paradosso per cui quanto più efficace ed attrattiva appaia una metodica tanto più numerosi siano gli operatori sedicenti che dichiarino di saperla interpretare. Il cittadino è, pertanto, esposto al rischio dell'inefficacia terapeutica o, peggio, del danno per la sua salute. Analogamente, la professione non disciplinata rischia di diluirsi nel calderone delle tante tecniche dalla dubbia efficacia, affidate a mani sbagliate o riferite a metodi e comportamenti non consoni.
In Italia, un primo passo per l’identificazione sanitaria della professione, a difesa della sicurezza delle cure, è stato compiuto dalla buona legge 3/2018, detta " DDL Lorenzin". I rispettivi decreti di attuazione dovrebbero allo stato completarne l'iter, definendo le competenze e le attività consentite, istituendo un Albo professionale per i possessori dei titoli di studio equipollenti e indicando un percorso pedagogico dedicato. Pertanto, fino a quando queste norme istitutive non verranno sancite, gli osteopati italiani saranno contestabili e i cittadini esposti. A conferma, è cronaca recente la comprensibile impugnazione del Ministero della Salute della recente delibera della Regione Marche per l’accesso degli osteopati alla ricerca e alle cure ospedaliere in ambito pediatrico.
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Sempre al riguardo, nel bengodi dell'offerta osteopatica nazionale, incontrollata e autoreferenziale, merita una riflessione il pullulare di corsi, scuole, master, registri e associazioni private. Da un lato, infatti, assistiamo alla responsabilità di alcuni studenti che scelgono studi in Osteopatia legalmente riconosciuti all'estero o, di conseguenza, autorizzati in Italia. Dall'altro, invece, verifichiamo un numero sempre crescente di giovani e di professionisti sanitari che si orientano verso corsi improvvisati comunque e dovunque, di consistenza qualitativa e quantitativa assai varia e, soprattutto, senza alcuna autorizzazione né controllo terzo ufficiale. Risultando, cioè, privi di tracciabilità ai fini dell'equipollenza. In molti casi, neppure l'identificazione sanitaria della professione ha indotto i responsabili di questi corsi e i loro entusiasti clienti a chiedersi quale futuro professionale essi potranno garantire ed aspettarsi.
Scelta differente è stata quella dei chiropratici, gli altri professionisti sanitari identificati dal DDL Lorenzin. In assenza di sicurezze giuridiche per l'esercizio in Italia, essi hanno preferito studiare all'estero presso Istituti riconosciuti, per poi insediare la propria attività nella penisola. In gran parte di origine straniera, essi hanno optato per la formazione certificata legalmente, anziché intraprendere iniziative pedagogiche condannate alla contestabilità. Un'opzione in apparenza apprezzabile, per quanto non scevra anch'essa da rischi e precarietà.
Ciò nonostante e malgrado la loro condizione, alcuni osteopati italiani dimostrano oggi deontologia e competenza con conseguente gradimento e riscontro terapeutico, spesso documentato in ambito sanitario. Eloquenti al riguardo sono i dati statistici sulla diffusione della professione sul territorio. Né l'effetto placebo evocato dai detrattori, né la necessità di condiscendenza terapeutica dei pazienti appaiono ragioni di per sé sufficienti per giustificare il successo della terapia manuale osteopatica. Piuttosto, i riscontri favorevoli potrebbero essere dovuti al peculiare approccio olistico e a quell'umiltà che fin dalle origini ha connotato gli osteopati, inducendoli a verificare sempre l'efficacia delle proprie manualità, correggere i propri errori, riferirsi continuamente all'anatomia e alla fisiologia per comprendere in profondità e stimolare i meccanismi del corpo umano.
Compito non facile sarà quindi quello delle Autorità italiane nel selezionare non solo i titoli equipollenti ma anche le abilità acquisite dagli osteopati in anni di lavoro, le collaborazioni sanitarie, i riscontri positivi dei pazienti, gli studi e le pubblicazioni, implementando così le potenzialità dell'Osteopatia nel Sistema Sanitario in ottica di prevenzione e cura interdisciplinare. Obiettivo arduo ma utile alla Salute degli italiani, specie se conseguito in termini lineari e ponderati, ottemperando alla legge 3/2108 che prevede altresì corsi abilitanti per chi non disponesse di crediti formativi sufficienti.
La nuova Associazione degli Osteopati Esclusivi (ADOE) è nata nei mesi scorsi proprio allo scopo di favorire il completamento dell'iter legislativo per l'istituzione della nuova professione sanitaria dell'osteopata. Il suo obiettivo non è solo la rappresentanza dei professionisti in possesso di titoli di studio conseguiti al termine di studi legalmente autorizzati. Infatti, i soci fondatori con la loro iniziativa non hanno inteso emarginare i colleghi privi di simili requisiti. Al contrario, essi hanno scelto di battersi per il riconoscimento di più alto livello dell'Osteopatia italiana come presupposto per la dignità professionale di tutti quanti gli osteopati, per l’efficacia delle cure e per la gestione del rischio. Ovvero, nello spirito e secondo il dettato della legge 3/2018, favorendo i processi di verifica e adeguamento delle competenze nei casi in cui queste non fossero immediatamente idonee a consentire l'abilitazione per l'esercizio.
Agli osteopati più esperti e qualificati non sfugge quanto l'umiltà tramandata loro dai padri fondatori rappresenti dote distintiva ed essenziale. Essi conoscono anche la determinazione con cui i colleghi dei due secoli trascorsi abbiano lottato contro il pregiudizio e tutte le altre umane debolezze per affermare la sostanza della loro disciplina, sempre con sacrificio e dedizione assoluta allo studio e al bene delle persone. Seguendo gli esempi del passato, essi stessi non ignorano quanto i risultati migliori siano stati ottenuti con l'impegno riscontrabile anziché attraverso pratiche senza prospettive perché non verificate né riferite a prassi legalmente condivisibili. Apprezzabili consapevolezze storiche che, ci auguriamo, consentiranno all’Italia di celebrare col definitivo riconoscimento il futuro traguardo dei 150 anni di storia dell'Osteopatia.

Luigi CIULLO – Presidente
Associazione tecnico-scientifica degli Osteopati Esclusivi
Viale Innocenzo XI n. 70 - 22100 COMO
Tel. 031.275027 (mattina)
Codice Fiscale: 95133550137


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